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La compagnia affonda le proprie radici nel lontano 1940, anno in cui Guido Fiorentini grande appassionato di teatro raggruppò alcuni bagnacavallesi e dette vita alla filodrammatica bagnacavallese. Furono messe in scena 4 commedie in lingua poiché il dialetto era assolutamente vietato dalle leggi fasciste. Poi la guerra e tutto si fermò. Passata la tragedia nel 1946 sempre Fiorentini con grande impegno riprese a tessere la tela e assieme ad altri dettero vita alla rumagnola C.D.T. (Compagnia Dilettantistica Teatrale) e si iniziò a recitare in romagnolo. Arrivarono presto i primi successi con i testi di Missiroli e Maioli e già nel 1950 partecipò alla rassegna nazionale dialettale al piccolo di Milano. Quella fu la prima di ben venti partecipazioni a rassegne nazionali di teatro dialettale. La compagnia tranne in alcuni periodi a singhiozzo, non ha mai cessato la sua attività contando oltre quaranta testi teatrali messi in scena in dialetto romagnolo e circa 2000 rappresentazioni effettuate.

A.Parmiani sssssssss


Ecco alcuni punti salienti tratti da "La Storia d'la Ciditi",
dalla rivista "am'arcord" 1946 - 1981 numero unico
per i 35° anno di attività della compagnia,
nei ricordi del suo fondatore Guido Fiorentini tradotti dal romagnolo in Italiano.

L'antefatto…….
…. La Ciditi, è nata per scherzo, va bene?. Si per scherzo, per ridere, cosi, per sghetto!. Poi piano piano, successo dopo successo, ha preso consistenza, ed è diventata una cosa seria. Ma andiamo per ordine, eravamo nel 1941, rimediai un gruppetto e mettemmo in scena in lingua quattro spettacoli in quattro anni: una commedia brillante "Ho perduto mio marito", due commedie musicali "La colpa è della radio" e la "Pietra dello scandalo" e per ultimo una tragedia "La cena delle beffe" di Sem Benelli. Cose in grande! Ma la tragedia venne dopo, proprio nella realtà, ma proprio in grande, che più in grande non si può, la guerra in casa, il fronte. E così si interruppe quell'attività teatrale bagnacavallese filodrammatica che fu una cosa insolita e abbastanza riuscita, seppur circoscritta entro l'ambito della cittadina. Beh, quello fu il primo seme che poi generò una pianta spuria e strana che si chiamò CIDITI'. E questo è l'antefatto. Passò il fronte e passò la tragedia, passò la guerra e venne la libertà. Decidemmo di riprendere il discorso teatrale interrotto e fare qualche cosa di buono e soprattutto di diverso. Questo era il mio pallino, la mia idea, il mio bigatto. E siccome conoscevo un qualche copione in dialetto, e dato che il regime l'aveva abolito, il dialetto, perché non farlo ritornare in auge e risuscitarlo, mettendo in scena delle commedie in lingua madre?

La nascita…….
…..Ecco appunto facendo queste considerazioni, mi venne una idea luminosa, abbandonare l'italiano e tentare una formazione che mettesse in scena lavori solo esclusivamente dialettali. Anche perché il confronto non sarebbe stato possibile con i professionisti, gli attori e le attrici del tempo che si esibivano con bravura e maestria nel vastissimo repertorio nazionale ed internazionale. Mi procurai un testo, una commedia scritta da un certo professore di Forlì, Icilio Missiroli, che si chiamava "E' post dri l'iròla" che, con i suoi difetti aveva anche delle scene tagliate magistralmente e quello fu il battesimo del fuoco……

Il Nome…..
……Ci mancava solo una cosa, si trattava di dare un nome a questa formazione, a questa filodrammatica dialettale. Filodrammatica era una parola che non mi piaceva, anzi una parola antiquata, e allora a forza di pensare saltò fuori: Compagnia Dialettale "la Rumagnola C.D.T." di Bagnacavallo ed è rimasta così. E allora cosa vuol dire C.D.T.? Vorrebbe dire Compagnia Dilettantistica Teatrale, secondo l'intenzioni dell'inventore, ma il pubblico forse non se lo chiedeva neanche. Le sigle erano di moda dopo il fronte, C.D.T. nella dizione suonava ci-di-tì e Ciditi qua, Ciditi là, il nomignolo è rimasto con i suoi ciditini e ciditine. Però a Ravenna, ancora oggi, la chiamano solo "la cumpagnì d'Bagnacavall"

Una compagnia che si rispetti……
…… . Ma una compagnia che si rispetti non può avere solo una commedia, deve avere anche un repertorio e la seconda commedia fu "Maridev, burdèl, maridev!" di Euclide d'Bargamen Dopo venne "La burdèla incajeda" la terza commedia del repertorio, messa in piedi in 15 giorni, del mio amico Bruno Marescalchi, autore fertile e fantasioso. Qui il successo fu ancora più strepitoso. Tanto è vero che la portammo perfino a Milano al Piccolo Teatro, sissignori, il Piccolo Teatro di Grassi e Strehler, una ribalta che scottava e che scotta.

Al Piccolo Teatro di Milano…….
……Come successe? Ma eravamo nel 1950 e ci fu una richiesta da parte della direzione del Piccolo Teatro, tramite l'ENAL di Ravenna, di mandare una rappresentanza del Teatro Romagnolo alla rassegna Nazionale dell'ENAL. Visto la nostra poderosa organizzazione (ci eravamo comperati una corriera, per i nostri spostamenti, la "Ch'icona"), ci designarono come rappresentanti della Romagna in quella rassegna, dove, per la prima volta nella storia la parola "Bagnacavallo" figurava attaccata in tutti i muri e in tutti i tabelloni di Milano, era o non era un bel onore?

L'intervista a Fiorenti prosegue poi con numerosi racconti di aneddoti e esperienze vissute dalla compagnia fino al 1958-1959 quando per motivi di lavoro dovette lasciare la compagnia.

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